
La gestione degli ingaggi non è un costo da minimizzare, ma un investimento strategico: il calcolo corretto dal lordo al netto è il primo passo per la sopravvivenza del club.
- La Riforma dello Sport ha cambiato le regole: conoscere le soglie di 5.000€ e 15.000€ è cruciale per evitare sanzioni.
- Un tetto salariale trasparente e benefit ben ponderati (rimborsi vs. alloggio) sono più efficaci di accordi “in nero” per la stabilità dello spogliatoio e del bilancio.
Raccomandazione: Implementare un sistema di controllo basato sul “Costo Totale Societario” per ogni atleta, non solo sull’ingaggio netto promesso.
La scena è fin troppo comune per qualsiasi tesoriere o segretario di una società sportiva dilettantistica. Il direttore sportivo entra in ufficio con un sorriso: “L’abbiamo quasi preso, ma chiede 1.500 euro netti al mese”. Inizia così il rompicapo: come trasformare quella cifra netta in un costo lordo sostenibile per le casse del club? Spesso, la tentazione è quella di fare calcoli approssimativi, promettendo magari una parte come “rimborso spese” generico, sperando di far quadrare i conti. Questo approccio reattivo, tuttavia, è una ricetta per il disastro finanziario e legale.
La verità, spesso ignorata, è che la gestione degli ingaggi non è un mero esercizio contabile, ma il cuore della programmazione strategica di un club. La domanda fondamentale non dovrebbe essere “Possiamo permetterci questo netto?”, bensì “Qual è il Costo Totale Societario di questo atleta e come si inserisce nel nostro modello di sostenibilità a lungo termine?”. Questo cambio di prospettiva trasforma il calcolo da un problema da risolvere a uno strumento per costruire.
L’entrata in vigore della Riforma dello Sport ha reso questo approccio non più opzionale, ma obbligatorio. Le nuove soglie fiscali, gli adempimenti burocratici e i rischi sanzionatori impongono una gestione rigorosa e trasparente. Ignorare queste variabili significa esporre la società a penalizzazioni che possono vanificare ogni successo ottenuto sul campo.
Questo articolo non è un semplice manuale di calcolo. È una guida strategica pensata per chi amministra un club dilettantistico, per trasformare la complessità fiscale in un vantaggio competitivo. Analizzeremo come le nuove norme impattano il vostro budget, perché la trasparenza salariale è un fattore di performance e come strutturare accordi che tutelino la società oggi e in futuro.
Per navigare con chiarezza attraverso questi argomenti complessi ma fondamentali, abbiamo strutturato l’articolo in sezioni specifiche. Ogni sezione affronterà un aspetto cruciale della gestione finanziaria e contrattuale, fornendo strumenti pratici e analisi precise per prendere decisioni informate.
Sommario: Guida completa alla gestione degli ingaggi nel dilettantismo
- Cosa cambia per le società dilettantistiche con le nuove soglie di esenzione fiscale?
- Perché stabilire un massimo salariale evita gelosie nello spogliatoio?
- Appartamento o rimborso chilometrico: quale benefit costa meno alla società?
- L’errore di promettere soldi “in nero” che porta a penalizzazioni e squalifiche
- Quando il premio promozione deve essere concordato per iscritto per evitare cause future
- Come rispettare il fair play finanziario interno per evitare il fallimento societario?
- Come strutturare una dirigenza vincente in Serie C per puntare alla promozione in 3 anni?
- Come condurre trattative di rinnovo contrattuale senza rompere con il giocatore?
Cosa cambia per le società dilettantistiche con le nuove soglie di esenzione fiscale?
La Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021) ha ridisegnato il quadro fiscale e contributivo per i lavoratori sportivi, introducendo una chiarezza necessaria ma anche nuove complessità operative per le società dilettantistiche. L’era dei “rimborsi forfettari” usati come forma di retribuzione mascherata è terminata. Oggi, ogni compenso deve essere inquadrato correttamente, e la metrica fondamentale da padroneggiare è il Costo Totale Societario. La novità più rilevante è la struttura a scaglioni per l’esenzione fiscale e contributiva.
Fino a 5.000 euro annui, i compensi per i lavoratori sportivi dilettanti godono di un’esenzione totale, sia ai fini IRPEF che INPS. Superata questa soglia, scattano gli obblighi contributivi, mentre per l’IRPEF la franchigia si estende fino a 15.000 euro. Questo significa che un compenso di 12.000 euro sarà esente da tasse, ma la società e il lavoratore dovranno versare i contributi INPS sulla parte eccedente i 5.000 euro (ovvero su 7.000 euro). Per il tesoriere, questo implica che il costo di un atleta non è mai l’importo netto concordato, ma un valore superiore che deve essere preventivato con precisione.
Per comprendere l’impatto di queste nuove regole, è utile un confronto diretto tra il regime precedente e quello attuale. La seguente tabella evidenzia le differenze sostanziali che ogni amministratore deve conoscere per pianificare correttamente il monte ingaggi.
| Fascia di compenso | Prima della Riforma (fino al 30/06/2023) | Dopo la Riforma (dal 01/07/2023) |
|---|---|---|
| Fino a 5.000€ | Esenzione totale IRPEF e contributi | Esenzione totale IRPEF e contributi |
| Da 5.000€ a 10.000€ | Esenzione totale IRPEF e contributi | Contributi INPS dovuti sulla parte eccedente i 5.000€ |
| Da 10.000€ a 15.000€ | Tassazione IRPEF ordinaria | Esenzione IRPEF fino a 15.000€, contributi INPS sulla parte eccedente i 5.000€ |
| Oltre 15.000€ | Tassazione IRPEF ordinaria | Tassazione IRPEF solo sulla parte eccedente i 15.000€, contributi INPS sulla parte eccedente i 5.000€ |
Caso Pratico: Calcolo del Costo Totale per un Compenso di 20.000€
Immaginiamo di concordare un compenso lordo annuo di 20.000€ per un giocatore chiave. Con la nuova riforma, il calcolo del costo totale per la società e del netto per il giocatore è il seguente. La base imponibile IRPEF per il giocatore sarà di 5.000€ (20.000€ – 15.000€ di franchigia). La base imponibile per i contributi INPS sarà invece di 15.000€ (20.000€ – 5.000€ di soglia). Di conseguenza, il giocatore pagherà circa 1.150€ di IRPEF, mentre la società dovrà versare circa 3.600€ di contributi (ipotizzando un’aliquota del 24%). Il netto effettivo per il giocatore sarà di circa 15.250€, ma il Costo Totale Societario ammonterà a 23.600€. Non aver preventivato quei 3.600€ di contributi può creare un buco di bilancio significativo.
Questo cambio di paradigma obbliga i club a una pianificazione finanziaria più sofisticata, abbandonando la gestione “a vista” per un approccio basato su dati certi e proiezioni accurate.
Perché stabilire un massimo salariale evita gelosie nello spogliatoio?
In un ambiente competitivo come una squadra di calcio, l’equilibrio dello spogliatoio è tanto importante quanto la tattica di gioco. Le disparità di trattamento economico, se non giustificate da criteri oggettivi e trasparenti, possono generare invidie, minare la coesione del gruppo e, in ultima analisi, compromettere i risultati sportivi. Stabilire un massimo salariale (salary cap) interno non è un atto di avarizia, ma una scelta strategica per costruire un progetto sano e sostenibile, un vero e proprio “patto di stabilità” interno.
L’idea non è di pagare tutti allo stesso modo, ma di creare delle fasce salariali chiare, legate a parametri misurabili come l’età, l’esperienza, il ruolo in squadra (titolare, riserva), le performance (presenze, gol, assist) e l’anzianità nel club. Questa struttura permette di gestire le aspettative e di giustificare le differenze retributive in modo logico, trasformando una potenziale fonte di conflitto in uno strumento di meritocrazia. Un giovane promettente capirà perché la “bandiera” del club guadagna di più, e allo stesso tempo saprà qual è il percorso di crescita economica che lo attende se dimostrerà il suo valore sul campo.

Questo approccio promuove un equilibrio tra spogliatoio e bilancio. Come dimostrano diversi casi nel calcio professionistico e dilettantistico, la sostenibilità finanziaria è spesso il preludio al successo sportivo, non un ostacolo. Club che operano con rigore di bilancio riescono a programmare a lungo termine, investire in infrastrutture e nel settore giovanile, creando un circolo virtuoso.
Il Modello Südtirol: Sostenibilità come Leva per il Successo
Un esempio virtuoso nel calcio italiano è il Südtirol. Il club altoatesino ha costruito i suoi successi sportivi su una politica di bilancio estremamente rigorosa, auto-imponendosi un tetto salariale che mantiene il monte ingaggi entro una soglia prudente. Secondo un’analisi del settore, club virtuosi mirano a mantenere gli ingaggi entro il 60-70% del fatturato previsionale per garantire la sostenibilità. Questa disciplina ha permesso al Südtirol di costruire squadre competitive anno dopo anno, evitando le tensioni finanziarie e interne che affliggono molte altre realtà. Il loro modello dimostra che non è necessario inseguire investimenti irrazionali per vincere; la coerenza e la programmazione sono armi altrettanto potenti.
Comunicare questa politica alla squadra è un passaggio delicato ma cruciale. La dirigenza deve presentare il sistema non come un limite, ma come una garanzia di serietà e stabilità per il futuro di tutti. Una comunicazione trasparente sui criteri di appartenenza a ciascuna fascia salariale è la chiave per ottenere il consenso e l’impegno di tutto il gruppo.
In definitiva, un tetto salariale non è solo una regola finanziaria, ma un pilastro della cultura societaria, che premia il merito e protegge il club da ambizioni miopi e rischiose.
Appartamento o rimborso chilometrico: quale benefit costa meno alla società?
Quando si ingaggia un giocatore che vive lontano dalla sede del club, la questione dei benefit diventa un elemento centrale della trattativa. Le opzioni più comuni sono la concessione di un appartamento in affitto, l’erogazione di un rimborso chilometrico per gli spostamenti o la fornitura di un’auto aziendale. Dal punto di vista del tesoriere, la scelta non può basarsi solo sul valore nominale del benefit, ma deve considerare il suo impatto fiscale e deducibilità per la società, oltre che il trattamento in capo al giocatore. Un’analisi attenta del “Costo Totale Societario” di ciascuna opzione è imprescindibile.
L’appartamento in affitto, ad esempio, rappresenta un costo diretto e facilmente quantificabile (es. 1.000€/mese). Se l’alloggio è considerato strumentale all’attività (cioè essenziale per permettere al giocatore di svolgere la sua prestazione), il costo può essere deducibile per la società. Tuttavia, per il giocatore, questo rappresenta un fringe benefit in natura che, se supera una certa soglia annuale (attualmente 258,23€), diventa tassabile. D’altro canto, il rimborso chilometrico, se calcolato sulla base delle tabelle ACI e giustificato da trasferte documentate, è generalmente esente da tassazione per il percipiente e deducibile per la società, risultando spesso fiscalmente più efficiente.
È importante notare che la scelta del benefit non ha solo un impatto economico, ma anche sulla performance e sul benessere del giocatore. Un atleta che vive vicino al campo di allenamento, in un alloggio fornito dal club, è probabilmente più riposato e integrato nel contesto locale. Non a caso, un’analisi del settore ha evidenziato come il 73% dei club italiani che forniscono alloggio ai giocatori fuorisede riporta un miglioramento significativo nelle loro performance sportive. Questa correlazione tra benessere e rendimento non deve essere sottovalutata nella decisione finale.
La tabella seguente mette a confronto le principali opzioni di benefit, evidenziando costi e vantaggi fiscali per aiutare la dirigenza a compiere una scelta informata, bilanciando risparmio economico e investimento sulla persona.
| Tipo di Benefit | Costo Annuo Società | Vantaggio Fiscale | Impatto sul Giocatore |
|---|---|---|---|
| Appartamento in affitto | 12.000€ (1.000€/mese) | Deducibile al 100% se strumentale | Benefit in natura tassabile sopra 258€/anno |
| Rimborso chilometrico | 8.400€ (700€/mese) | Deducibile secondo tabelle ACI | Esente se documentato |
| Auto aziendale | 6.000€ + fringe benefit | Deducibile parzialmente (20-70%) | Fringe benefit tassabile 30% del valore |
| Rimborso forfettario volontari | 4.800€ (400€/mese) | Non deducibile per la società | Completamente esente per il percipiente |
La scelta ottimale, quindi, non è universale ma dipende dalla situazione specifica del club e del giocatore, richiedendo un’attenta “ingegneria contrattuale” per trovare la soluzione più vantaggiosa per entrambe le parti.
L’errore di promettere soldi “in nero” che porta a penalizzazioni e squalifiche
La tentazione di promettere pagamenti “fuori busta” per aggirare gli oneri fiscali e contributivi è una delle trappole più pericolose in cui una società dilettantistica possa cadere. Quella che può sembrare una scorciatoia per accontentare un giocatore o risparmiare nell’immediato, si trasforma quasi sempre in un disastro a lungo termine. I rischi non sono solo di natura fiscale, con pesanti sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma anche e soprattutto di natura sportiva. L’illecito amministrativo è punito dalla giustizia sportiva con penalizzazioni di punti in classifica, multe salate e lunghe squalifiche per i dirigenti coinvolti.
Con l’introduzione del Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD) e l’incrocio dei dati tra INPS, Agenzia delle Entrate e banche, l’era dell’opacità è finita. Ogni transazione non tracciata o non coerente con le comunicazioni ufficiali rappresenta una pistola carica puntata contro il bilancio e il futuro sportivo del club. La promessa di un extra “in nero” crea inoltre un precedente devastante all’interno dello spogliatoio, aprendo la porta a ricatti e minando alla base qualsiasi rapporto di fiducia tra società e tesserati.
Un manager con profonda esperienza nel calcio italiano ha sottolineato un rischio ancora maggiore. Come evidenziato in un’analisi sulla gestione dei club, la cattiva gestione finanziaria e la ricerca di scorciatoie spesso aprono le porte a figure poco trasparenti:
Nella maggior parte dei casi, la non copertura dei costi apre le porte ad investitori esteri di varia natura, dai fondi, soprattutto statunitensi, a personaggi che dire discutibili è poco.
– Manager aziendale con trentennale esperienza nel calcio, Analisi sulla gestione dei club italiani
Le Conseguenze Concrete: un Club Retrocesso per Pagamenti Irregolari
I recenti annali della giustizia sportiva sono pieni di esempi ammonitori. Un caso emblematico del 2023 ha visto un club di Serie D retrocedere non per demeriti sportivi, ma a causa di una penalizzazione di 6 punti inflitta per pagamenti non registrati a favore di alcuni giocatori. L’indagine, scaturita da un controllo incrociato tra flussi bancari e comunicazioni INPS, ha portato anche a una squalifica di 18 mesi per il presidente e a una multa di 25.000 euro per la società. Un’intera stagione di sacrifici sportivi vanificata da un errore gestionale che si sarebbe potuto evitare con una gestione trasparente.
Per un tesoriere o un segretario, la regola deve essere ferrea: tolleranza zero verso i pagamenti non tracciati. Ogni euro erogato deve transitare attraverso canali ufficiali e trovare corrispondenza in un contratto o accordo regolarmente depositato. La trasparenza non è solo un obbligo legale, ma la più solida polizza assicurativa sulla vita del club.
La stabilità finanziaria e la reputazione della società valgono molto di più di qualsiasi risparmio illecito a breve termine.
Quando il premio promozione deve essere concordato per iscritto per evitare cause future
Il premio promozione è uno degli incentivi più potenti per motivare una squadra, ma può trasformarsi in un boomerang legale se non gestito con rigore contrattuale. Una stretta di mano o una promessa verbale fatta al culmine dell’entusiasmo non hanno alcun valore legale e possono dare origine a contenziosi che si trascinano per anni, minando le finanze e la reputazione del club. La regola d’oro è una sola: ogni accordo economico, specialmente se legato a un risultato sportivo, deve essere messo per iscritto in una clausola specifica all’interno del contratto del giocatore.
Questa clausola, frutto di un’attenta “ingegneria contrattuale”, deve definire in modo inequivocabile ogni dettaglio. Non basta scrivere “premio in caso di promozione”. È necessario specificare:
- L’importo esatto: Se è una cifra fissa (es. 10.000€ lordi) o una percentuale (es. 5% del monte ingaggi annuale).
- La definizione di “promozione”: Si intende la vittoria del campionato, il successo nei playoff, o entrambe le cose?
- La tempistica di erogazione: Entro quanti giorni dall’omologazione ufficiale del risultato da parte della Lega verrà pagato il premio?
- Eventuali condizioni sospensive: Il pagamento è subordinato al rispetto degli indicatori di liquidità imposti dalla FIGC o ad altre condizioni di bilancio?
- Criteri di ripartizione: Cosa succede se un giocatore viene trasferito a metà stagione? Il premio sarà erogato per intero o in proporzione ai mesi di tesseramento?
Formalizzare questi aspetti non è un atto di sfiducia verso il giocatore, ma una tutela per entrambe le parti. Per la società, significa avere un costo certo e pianificabile, evitando richieste esose a posteriori. Per il giocatore, significa avere la garanzia che il suo contributo al successo della squadra sarà ricompensato come pattuito. In un mondo dove le figure degli agenti sono sempre più centrali, la chiarezza contrattuale è fondamentale. Basti pensare che, secondo dati ufficiali, dal 2015 le società di Serie A hanno versato 1,5 miliardi di euro a procuratori e intermediari, una cifra che evidenzia il peso economico delle negoziazioni.
Un accordo scritto e dettagliato disinnesca sul nascere potenziali malintesi e contenziosi, permettendo al club di celebrare i successi sportivi senza l’ombra di future battaglie legali. È un investimento in serenità e stabilità finanziaria.
Ignorare questo passaggio significa lasciare una porta aperta a rischi economici e legali che nessuna vittoria sul campo può compensare.
Come rispettare il fair play finanziario interno per evitare il fallimento societario?
Il concetto di “Financial Fair Play”, noto nelle massime competizioni UEFA, non è un’astrazione riservata ai top club. Ogni società, a qualsiasi livello, dovrebbe adottare un proprio “Fair Play Finanziario Interno”, un insieme di regole e indicatori per garantire la propria sopravvivenza economica. Per un tesoriere, questo significa passare da un ruolo di mero esecutore contabile a quello di controllore di gestione, il garante della sostenibilità del progetto sportivo. Rispettare questo principio non significa non investire, ma farlo in modo intelligente e proporzionato alle proprie risorse.
La pietra angolare di questo sistema è il monitoraggio costante di alcuni indicatori chiave. Il più importante è il rapporto stipendi/fatturato, che in un club sano non dovrebbe mai superare la soglia critica del 70%. Superare questo limite significa che la struttura dei costi fissi è troppo rigida e che la società è pericolosamente esposta a qualsiasi imprevisto (mancata promozione, calo degli sponsor, ecc.). Altri indicatori vitali sono l’indicatore di liquidità (che misura la capacità di far fronte agli impegni a breve termine) e l’indicatore di patrimonializzazione (che attesta la solidità del club). Un patrimonio netto negativo è un segnale d’allarme gravissimo.
La pianificazione non può essere statica, ma deve essere dinamica, prevedendo diversi scenari. Il calcio è un settore volatile, dove i ricavi possono crescere o crollare drasticamente da una stagione all’altra. Come suggerisce un’analisi del settore, il cui valore in Italia si attesta sui 3,46 miliardi con una previsione di crescita dell’8% annuo fino al 2025, i club devono avere un budget triennale che contempli almeno tre ipotesi: promozione (con un’esplosione dei costi che spesso supera quella dei ricavi), permanenza nella categoria e retrocessione (con un crollo dei ricavi da gestire tramite clausole di riduzione degli ingaggi).
Per tradurre questi principi in azioni concrete, ecco una checklist di controllo che ogni tesoriere dovrebbe implementare per monitorare la salute finanziaria del club.
Vostro piano d’azione per l’audit finanziario interno
- Punti di contatto del budget: Mappare tutte le fonti di costo (stipendi, contributi, benefit, logistica) e di ricavo (sponsor, botteghino, diritti TV, merchandising).
- Raccolta dati: Inventariare tutti i contratti in essere, le scadenze di pagamento verso tesserati e fornitori, e lo stato dei versamenti fiscali e contributivi.
- Controllo di coerenza: Confrontare mensilmente il rapporto stipendi/fatturato con la soglia del 70% e verificare che l’indicatore di liquidità sia positivo, come richiesto dalle NOIF.
- Analisi di sostenibilità: Valutare il cash flow operativo. Il flusso di cassa generato dalla gestione corrente è sufficiente a coprire le uscite o si ricorre costantemente a iniezioni di capitale?
- Piano di integrazione e correzione: Identificare le aree di spesa fuori controllo e definire un piano di rientro con priorità (es. rinegoziazione contratti, ottimizzazione costi logistici).
Questo approccio proattivo permette di anticipare i problemi anziché subirli, trasformando la gestione finanziaria da un onere a un vantaggio strategico fondamentale.
Come strutturare una dirigenza vincente in Serie C per puntare alla promozione in 3 anni?
Puntare alla promozione in un campionato competitivo come la Serie C richiede più di una buona squadra e di un allenatore capace. Serve una struttura dirigenziale solida, competente e bilanciata, dove le ambizioni sportive siano costantemente temperate dal rigore finanziario. In questo scacchiere, ogni figura ha un ruolo preciso e l’organigramma non è una formalità, ma la mappa strategica del club. La tendenza attuale, che vede più della metà dei club di Serie A e B controllati da investitori esteri, sta portando anche nelle categorie inferiori una mentalità più manageriale e orientata al business.
L’organigramma ideale per un club di Serie C con ambizioni di promozione deve prevedere un chiaro bilanciamento dei poteri. Al fianco del Presidente, che incarna la visione strategica, e del Direttore Sportivo, responsabile dell’area tecnica, deve esserci una figura chiave: il Direttore Generale o Controller Finanziario. Il suo compito è agire da contrappeso, assicurando che ogni operazione di mercato proposta dal DS sia compatibile con il budget e con le fasce salariali stabilite. Le deleghe di spesa devono essere scritte e limitate, per evitare che il DS possa impegnare la società oltre le sue possibilità.
A completare la struttura, il Segretario Generale diventa il garante della conformità normativa, assicurando che ogni contratto rispetti i regolamenti della FIGC, mentre il Responsabile Scouting deve evolvere il suo approccio. Non basta più segnalare un giocatore di talento. La valutazione moderna, come emerge dalle analisi di settore, deve essere integrata: ai parametri tecnici si affianca una valutazione economico-finanziaria. Questa include l’età del giocatore, il suo potenziale di rivendita, l’impatto sul monte ingaggi e la compatibilità con la politica salariale del club. Si tratta di una vera e propria analisi di costo-opportunità per ogni potenziale acquisto.
Un organigramma di questo tipo crea un sistema di “check and balances” interno, dove le decisioni sono frutto di un confronto tra area sportiva e area finanziaria. La struttura ideale dovrebbe includere:
- Presidente: Visione strategica e relazioni istituzionali.
- Direttore Generale/Controller Finanziario: Gestione del budget e contrappeso alle ambizioni sportive.
- Direttore Sportivo: Scouting e trattative, con deleghe di spesa scritte e limitate.
- Segretario Generale: Garante della conformità contrattuale e regolamentare.
- Responsabile Scouting: Valutazione integrata (tecnica + costo-opportunità).
- Team Manager: Gestione logistica e quotidiana del gruppo squadra.
Questa organizzazione trasforma l’ambizione in un piano triennale realistico, dove ogni passo è calcolato per portare alla promozione in modo sostenibile.
Punti Chiave
- Il vero costo di un giocatore è l’importo lordo più i contributi, non il netto in busta paga. Ragionare sempre in termini di “Costo Totale Societario”.
- La trasparenza salariale, basata su fasce oggettive, previene le tensioni interne e costruisce un gruppo coeso. Il modello Südtirol lo dimostra.
- Mettere per iscritto ogni accordo, specialmente i premi, non è burocrazia ma una tutela fondamentale contro futuri contenziosi legali e sanzioni.
Come condurre trattative di rinnovo contrattuale senza rompere con il giocatore?
Il rinnovo contrattuale è uno dei momenti più delicati nella vita di un club. È un negoziato dove si intrecciano aspetti economici, ambizioni personali e legami emotivi. Condurlo in modo efficace, senza arrivare a una rottura, richiede preparazione, trasparenza e una strategia chiara. L’improvvisazione è il nemico numero uno. La dirigenza deve arrivare al tavolo della trattativa con un dossier completo, non con una semplice offerta economica.
Il primo passo è basare la discussione su dati oggettivi. Preparare una dashboard con le statistiche di performance del giocatore (minuti giocati, gol, assist, km percorsi, palloni recuperati) aiuta a spostare la conversazione dal piano delle percezioni a quello dei fatti. Questi dati non servono a sminuire il giocatore, ma a contestualizzare l’offerta economica e a valorizzare il suo contributo in modo misurabile. È un approccio professionale che viene apprezzato da atleti e agenti.

La strategia negoziale più efficace è spesso quella del compromesso variabile. Invece di scontrarsi su una cifra fissa, è più produttivo proporre una struttura contrattuale mista: una parte fissa garantita, in linea con la fascia salariale del giocatore, e una parte variabile consistente, legata a bonus individuali (presenze, gol) e di squadra (salvezza, promozione). Questa “ingegneria contrattuale” allinea gli interessi del giocatore con quelli del club: se la squadra e il singolo raggiungono gli obiettivi, entrambi ne traggono un beneficio economico. Ad esempio, si può proporre una base di 50.000€ lordi più un bonus di 10.000€ al raggiungimento della salvezza.
Infine, la tempistica è cruciale. Avviare le trattative con largo anticipo (almeno 6-8 mesi prima della scadenza) toglie pressione a entrambe le parti ed evita di arrivare alla soglia dei sei mesi finali, quando il giocatore è legalmente libero di accordarsi con altri club a parametro zero. Avere sempre pronto un “piano B”, ovvero aver già identificato tramite lo scouting un potenziale sostituto compatibile con il budget, conferisce alla società una posizione di maggiore forza negoziale. Non per minacciare, ma per dimostrare di avere una programmazione seria.
Per applicare concretamente questi principi, il passo successivo è condurre un audit interno del vostro attuale monte ingaggi e strutturare una politica salariale scritta da presentare alla dirigenza.