
In sintesi:
- Scegliete l’altitudine scientificamente: i 1000 metri sono l’ideale per l’ossigenazione senza rischi.
- La logistica alimentare è cruciale: negoziate menu sportivi specifici e orari flessibili con l’hotel.
- Strutturate il tempo libero: attività di gruppo programmate evitano problemi disciplinari e cementano la squadra.
- Pianificate il budget in modo trasparente, definendo chiaramente la quota per i giocatori e la copertura della società.
L’organizzazione di un ritiro sportivo estivo in montagna è un momento chiave nella stagione di una squadra dilettantistica. Spesso, però, i dirigenti si concentrano solo sulla prenotazione di un albergo e di un campo, trascurando i dettagli che fanno davvero la differenza. Si pensa che basti una buona location o un programma di allenamenti intenso per garantire il successo della preparazione. Ma la realtà è ben più complessa e piena di insidie logistiche, soprattutto quando il budget è limitato.
E se la vera chiave del successo non fosse nel lusso della struttura, ma nell’ottimizzazione chirurgica di aspetti spesso invisibili? Questo approccio trasforma il ritiro da una semplice “vacanza sportiva” a un vero e proprio investimento strategico sulla performance. Non si tratta solo di allenarsi, ma di creare un ambiente professionale dove ogni elemento, dall’alimentazione al riposo, è pensato per massimizzare il potenziale degli atleti. L’errore più comune è sottovalutare l’impatto di una logistica alimentare approssimativa o di serate non programmate, che possono vanificare il duro lavoro svolto sul campo.
Questa guida non si limiterà a elencare destinazioni, ma vi fornirà un metodo operativo per governare le variabili critiche. Esploreremo perché una certa altitudine è scientificamente migliore, come negoziare con le cucine degli hotel per ottenere una vera “logistica alimentare mirata”, come strutturare il tempo libero per costruire il gruppo e come gestire il “budget performante” in modo trasparente ed efficace. Affronteremo ogni aspetto con l’occhio dell’organizzatore, per darvi gli strumenti per costruire una preparazione precampionato che ponga le fondamenta per una stagione vincente.
L’articolo che segue è stato pensato come un vero e proprio manuale operativo. Ogni sezione affronta una delle sfide cruciali che un dirigente si trova a dover gestire, offrendo soluzioni pratiche e strategie rodate sul campo. Ecco i punti che andremo a toccare.
Sommario: La roadmap per il tuo ritiro sportivo di successo
- Perché i 1000 metri sono l’altezza ideale per l’ossigenazione senza mal di montagna?
- Menu sportivo vs buffet turistico: come accordarsi con la cucina dell’albergo?
- Come trovare sparring partner di livello adeguato nella valle del ritiro?
- L’errore di non prevedere svago serale che porta i giocatori a scappare in discoteca
- Quando chiedere la quota ai giocatori e quanto deve coprire la società?
- Come strutturare la preparazione atletica estiva di 4 settimane per arrivare pronti alla Coppa?
- Quali sono le migliori destinazioni italiane per una vacanza sportiva nella natura?
- Come cementare il gruppo squadra attraverso attività di team building non convenzionali?
Perché i 1000 metri sono l’altezza ideale per l’ossigenazione senza mal di montagna?
La scelta di svolgere il ritiro in montagna non è solo una questione di clima fresco e paesaggi suggestivi. Esiste una ragione scientifica precisa: la fisiologia dell’altitudine moderata. Allenarsi in quota induce il corpo a produrre più globuli rossi per compensare la minor pressione parziale di ossigeno (ipossia moderata), migliorando la capacità di trasporto dell’ossigeno nel sangue. Questo si traduce in una maggiore resistenza una volta tornati a livello del mare. Tuttavia, non tutte le altitudini sono uguali, specialmente per atleti dilettanti non abituati a condizioni estreme.
Salire troppo in alto, ad esempio oltre i 2500-3000 metri, espone al rischio concreto di mal di montagna acuto (AMS), con sintomi come mal di testa, nausea e affaticamento che possono compromettere l’intero ritiro. La fascia tra gli 800 e i 1200 metri rappresenta il compromesso perfetto. In questa zona, l’ipossia è sufficientemente stimolante per innescare gli adattamenti fisiologici positivi, ma non così severa da causare problemi di salute. È il cosiddetto “sweet spot” per ottenere benefici tangibili senza rischi.
Uno studio ha evidenziato come l’attività fisica costante in questa fascia altimetrica porti a un miglioramento significativo della funzione respiratoria. Secondo una ricerca pubblicata sull’European Respiratory Journal, si può registrare un miglioramento della funzione respiratoria del 15-20% dopo sole tre settimane di pratica. Questo dimostra come non sia necessario cercare quote estreme per ottenere un vantaggio atletico reale e duraturo.
Checklist operativa: l’acclimatazione nelle prime 48 ore
- Scelta dei percorsi iniziali: Limitate le prime camminate o corse leggere a mete non superiori ai 1000-1200 metri di altitudine.
- Monitoraggio della saturazione: Mantenete i valori di saturazione dell’ossigeno (SpO2) di ogni atleta costantemente sopra il 92-93%, anche a riposo, usando un saturimetro portatile.
- Gestione del ritmo: Alternate il lavoro a pause frequenti durante i primi due giorni, evitando sforzi massimali o prolungati.
- Incremento graduale: A partire dal terzo giorno, aumentate progressivamente l’intensità e la durata degli allenamenti.
- Controllo costante: Designate un responsabile (o il preparatore) per monitorare la risposta individuale degli atleti allo sforzo in quota.
In definitiva, scegliere una località a 1000 metri non è una decisione casuale, ma la prima mossa strategica per costruire una preparazione atletica efficace e sicura.
Menu sportivo vs buffet turistico: come accordarsi con la cucina dell’albergo?
Uno degli errori più gravi e frequenti nell’organizzazione di un ritiro dilettantistico è dare per scontata l’alimentazione. Affidarsi al classico “buffet turistico” dell’hotel è una scorciatoia che può vanificare settimane di lavoro atletico. Piatti regionali elaborati, ricchi di grassi e salse, orari dei pasti rigidi e scarsa attenzione alle reali necessità degli atleti sono nemici della performance. È qui che entra in gioco la logistica alimentare mirata: un dialogo proattivo e dettagliato con la cucina dell’albergo, da iniziare ben prima della partenza.
Il vostro obiettivo come dirigenti è trasformare la cucina dell’hotel in un partner strategico. Non si tratta di imporre, ma di concordare. Preparate un documento chiaro con le vostre esigenze: orari dei pasti flessibili per adattarsi al doppio allenamento, una prevalenza di carboidrati complessi a basso indice glicemico (pasta e riso in bianco), fonti proteiche magre (petto di pollo/tacchino alla griglia, bresaola) e abbondanza di frutta e verdura fresche. Definite anche le necessità per i giorni di amichevole, richiedendo cestini per il pranzo bilanciati al posto del classico panino turistico.

Questa immagine rappresenta l’obiettivo finale della vostra negoziazione: un’offerta alimentare che sia funzionale alla performance ma anche gradevole, magari integrando prodotti sani del territorio. Molte strutture montane sono ormai preparate a gestire gruppi sportivi e accoglieranno le vostre richieste, a patto che siano comunicate con chiarezza e anticipo. Questo non solo migliorerà la condizione fisica dei giocatori, ma trasmetterà anche un messaggio di professionalità e attenzione al dettaglio che rafforza la mentalità del gruppo.
Il confronto che segue, basato sulle pratiche standard analizzate in guide per organizzatori di eventi calcistici, evidenzia le differenze chiave da negoziare.
| Aspetto | Menu Turistico Standard | Menu Sportivo Ottimale |
|---|---|---|
| Orari pasti | Fissi (12:30, 19:30) | Flessibili secondo allenamenti |
| Carboidrati | Piatti elaborati regionali | Pasta in bianco, riso bollito |
| Proteine | Carni in umido, formaggi | Petto pollo/tacchino, bresaola |
| Frutta | Macedonia sciroppata | Frutta fresca di stagione |
| Pranzo trasferta | Panino turistico | Cestino bilanciato personalizzato |
Ricordate: un atleta ben nutrito è un atleta che recupera meglio e si allena più duramente. Investire tempo nella pianificazione alimentare è tanto importante quanto pianificare le sessioni sul campo.
Come trovare sparring partner di livello adeguato nella valle del ritiro?
Un ritiro precampionato non è completo senza almeno una o due amichevoli per testare schemi e condizione fisica. La sfida, per una squadra dilettantistica, è trovare avversari del livello giusto, in una zona che non si conosce. Affidarsi al caso o sperare nel passaparola locale è rischioso. È necessario un approccio metodico, che sfrutti le risorse digitali per mappare l’ecosistema sportivo locale prima ancora di arrivare in montagna. L’obiettivo non è solo giocare, ma giocare partite utili.
Il primo passo è strategico: durante la scelta della località, verificate la densità di società calcistiche nei dintorni. Valli più popolate o vicine a centri urbani offrono ovviamente più opzioni. Una volta scelta la meta, il lavoro operativo può iniziare. Lo strumento principale a vostra disposizione è il sito della Lega Nazionale Dilettanti (LND), che permette di filtrare le società per provincia e comitato regionale. Incrociate questi dati con portali come Tuttocampo.it per analizzare le classifiche e i risultati della stagione precedente, così da identificare 3-4 club di livello simile al vostro (ad esempio, stessa categoria o categoria immediatamente superiore/inferiore).
Una volta creata una short-list, inizia la fase di contatto. La maggior parte dei siti delle società dilettantistiche riporta i contatti del segretario o del direttore sportivo. Siate professionali e diretti: presentate la vostra squadra, il periodo del ritiro e proponete una data per l’amichevole. Per rendere la proposta più allettante, offrite una formula di reciprocità: potreste coprire interamente le spese arbitrali o invitare la squadra avversaria per una cena o un “terzo tempo” dopo la partita. Questo approccio non solo facilita l’organizzazione, ma crea anche relazioni positive tra club.
Ecco una procedura passo-passo per non lasciare nulla al caso:
- Mappatura preliminare: Accedete al sito della LND e filtrate i club per la provincia e la categoria di vostro interesse nella zona del ritiro.
- Analisi del livello: Identificate 3-4 squadre di livello comparabile analizzando classifiche e risultati sui portali di settore (es. Tuttocampo.it).
- Primo contatto: Reperite i contatti del Direttore Sportivo o del Segretario dai siti societari e chiamate o inviate un’email di presentazione.
- Proposta di valore: Offrite di coprire le spese arbitrali o di organizzare un momento conviviale post-partita per incentivare l’accettazione.
- Definizione dei dettagli: Concordate data, orario e luogo, assicurandovi che siano compatibili con i programmi di allenamento di entrambe le squadre.
- Piano B: Valutate alternative come un allenamento congiunto a ranghi misti o un triangolare con due squadre locali se faticate a trovare una singola disponibilità.
Un’amichevole ben scelta è molto più di un allenamento: è un test realistico, un’occasione di crescita tattica e un momento fondamentale nel percorso di preparazione alla stagione.
L’errore di non prevedere svago serale che porta i giocatori a scappare in discoteca
Un ritiro sportivo è fatto di allenamenti intensi, ma anche di lunghi tempi “morti”, specialmente le ore serali. Lasciare i giocatori, spesso giovani, liberi di gestirsi senza un programma può portare a due estremi negativi: la noia, che genera malumore, o le “fughe” notturne in cerca di divertimento, con conseguenze disastrose sul recupero e sulla disciplina del gruppo. La soluzione non è il “ritiro punitivo”, ma una intelligente architettura del tempo libero. Programmare lo svago non è un lusso, ma una necessità strategica per mantenere alta la concentrazione e cementare lo spogliatoio.
L’alternativa all’anarchia serale non deve essere la reclusione forzata. L’idea è proporre attività che siano rilassanti ma anche costruttive per lo spirito di squadra, trasformando il tempo libero in un’estensione del lavoro di team building.
Studio di caso: Il modello graduato dei ritiri di Romeo Anconetani
Un esempio storico, quasi leggendario nel calcio italiano, è quello di Romeo Anconetani, presidente del Pisa dal 1978 al 1994. Egli aveva sviluppato un sistema di ritiri a tre livelli di “severità” per modulare lo svago in base ai risultati. Il ritiro più punitivo era a Volterra, in inverno e senza televisione; quello intermedio a Villa delle Rose, senza TV né carte da gioco; infine, il ritiro standard in hotel, dove erano concessi entrambi. Questo approccio, seppur estremo, dimostra una consapevolezza antica dell’importanza di governare il tempo libero come leva motivazionale e disciplinare.
Oggi, un approccio moderno e positivo è decisamente più efficace. Invece di togliere, si tratta di offrire alternative coinvolgenti. Ecco alcune idee pratiche per strutturare le serate, evitando che i giocatori cerchino distrazioni altrove:
- Tornei interni: Organizzare tornei di carte della tradizione italiana (briscola, scopa) o di giochi da tavolo, con piccoli premi simbolici per i vincitori.
- Serate a tema: Programmare una grigliata settimanale gestita a turno dai giocatori, o una serata dedicata all’analisi video interattiva di partite o allenamenti.
- Integrazione con il territorio: Verificare il calendario delle Pro Loco e partecipare a una sagra di paese, un modo controllato per vivere l’ambiente locale.
- Il “cerchio serale”: Istituire un breve debriefing guidato di fine giornata, non tecnico ma emotivo, dove ogni giocatore può condividere sensazioni, difficoltà e obiettivi.
- Serata libera concordata: Invece di proibirle, si può concedere una serata libera in un pub tranquillo del paese, definendo orario di rientro e limiti chiari.
Un giocatore che si sente parte di un gruppo coeso e impegnato, anche fuori dal campo, è un giocatore meno propenso a infrangere le regole e più concentrato sull’obiettivo comune.
Quando chiedere la quota ai giocatori e quanto deve coprire la società?
La gestione finanziaria è forse l’aspetto più delicato nell’organizzazione di un ritiro per una società dilettantistica. La domanda cruciale è sempre la stessa: come si dividono i costi? Creare un budget performante, trasparente e sostenibile è essenziale per la riuscita dell’iniziativa e per mantenere un clima sereno all’interno della società e dello spogliatoio. La chiave è la chiarezza fin dal primo momento, evitando malintesi e malumori futuri.
Il primo passo è la stesura di un budget dettagliato che includa tutte le voci di costo: vitto e alloggio, affitto del campo sportivo, materiale tecnico, costo delle amichevoli (trasferte, arbitro), e un piccolo fondo per extra e imprevisti. Una volta definito il costo totale, la società deve decidere quale percentuale coprire e quale lasciare a carico dei giocatori sotto forma di “quota di partecipazione”. Non esiste una regola fissa, ma un modello equo e diffuso prevede che la società copra i costi “tecnici” (campo, materiale, amichevoli) mentre ai giocatori viene chiesta una quota per coprire vitto e alloggio.

Il tempismo nella richiesta della quota è altrettanto strategico. Chiederla troppo presto rischia di avere poche adesioni, mentre chiederla troppo tardi mette a rischio le prenotazioni. La pratica migliore consiste in due fasi:
- Pre-adesione e acconto: Circa 2-3 mesi prima del ritiro, comunicare al gruppo il programma di massima, la destinazione e una stima della quota individuale. Richiedere una pre-adesione vincolante con il versamento di un piccolo acconto (es. 20-30% del totale). Questo permette di avere un numero certo di partecipanti e di bloccare le strutture principali.
- Saldo finale: Richiedere il saldo della quota circa 3-4 settimane prima della partenza. Questo garantisce alla società la liquidità necessaria per saldare i fornitori senza dover anticipare somme ingenti.
Comunicare il budget in modo trasparente, magari condividendo una sintesi delle principali voci di spesa, aiuta i giocatori a comprendere il valore del ritiro e a percepire la quota non come una tassa, ma come un investimento su sé stessi e sulla squadra.
Una gestione finanziaria impeccabile non solo garantisce la fattibilità del ritiro, ma rafforza anche la credibilità e la serietà della dirigenza agli occhi della squadra.
Come strutturare la preparazione atletica estiva di 4 settimane per arrivare pronti alla Coppa?
Il ritiro è il cuore della preparazione estiva, ma deve essere inserito in un programma più ampio. Una preparazione di 4 settimane, se ben strutturata, può portare una squadra dilettantistica al primo appuntamento ufficiale, come la Coppa Italia di categoria, in condizioni ottimali. La programmazione deve seguire un principio di gradualità e specificità, alternando carichi di lavoro e recupero. Il “metodo tutto e subito” è controproducente e aumenta il rischio di infortuni.
Ecco un possibile modello di suddivisione del lavoro su quattro settimane:
- Settimana 1: Riattivazione e base aerobica. L’obiettivo è riabituare il corpo allo sforzo dopo la pausa estiva. Prevedete sedute di corsa a ritmo blando e costante, esercizi di mobilità articolare e core stability. Il lavoro con la palla deve essere leggero, finalizzato a ritrovare sensibilità tecnica (es. torello, guida della palla). È la settimana dell’acclimatazione, specialmente se si è in montagna.
- Settimana 2: Forza e intensità. In questa fase si introduce il lavoro di forza, fondamentale per prevenire infortuni e costruire la potenza. Come sottolinea l’esperto, il lavoro deve essere mirato.
Dal punto di vista del preparatore non può mancare il lavoro di forza su arti inferiori e superiori. In base poi alle proprie necessità, ogni calciatore si può dedicare ad un esercizio o ad un altro.
– Alessio De Luca, Preparatore atletico FIGC – Interview Men’s Health
Parallelamente, si aumenta l’intensità del lavoro aerobico con ripetute e cambi di ritmo. Un esempio estremo di questa filosofia è il famoso approccio di Antonio Conte.
Studio di caso: L’intensità del “metodo Conte”
Durante la sua preparazione alla Juventus, il “metodo Conte” era noto per la sua intensità disumana. Claudio Marchisio ha raccontato di sedute in cui non si scendeva mai sotto i 120 battiti al minuto, con alcuni giocatori che raggiungevano picchi vicini ai 200 battiti, costringendo il preparatore a fermarli per evitare rischi cardiaci. Un esempio era un lavoro continuativo di 7 minuti che alternava scatti su 100, 75 e 50 metri con recuperi brevissimi. Sebbene non replicabile per i dilettanti, questo caso illustra l’importanza di lavorare ad alta intensità per innalzare la soglia anaerobica.
- Settimana 3: Lavoro tattico e ritmo partita. Il focus si sposta sul campo. Le sedute sono dominate da esercitazioni tattiche, possessi palla a tema e partitelle. È la settimana ideale per disputare 1-2 amichevoli, aumentando gradualmente il minutaggio dei giocatori.
- Settimana 4: Scarico e brillantezza. L’ultima settimana è dedicata allo scarico attivo. I volumi di lavoro si riducono drasticamente, mentre si lavora sulla velocità e la reattività con scatti brevi ed esercitazioni esplosive. L’obiettivo è arrivare alla prima partita di Coppa riposati, brillanti e mentalmente freschi.
Questa struttura, adattata alle capacità e alle esigenze di una squadra dilettantistica, fornisce una roadmap sicura per costruire una condizione fisica solida e duratura.
Quali sono le migliori destinazioni italiane per una vacanza sportiva nella natura?
La scelta della località è un momento decisivo che impatta su budget, logistica e qualità della preparazione. L’Italia offre un’ampia gamma di opzioni, dalle rinomate valli del Trentino a soluzioni più economiche ma altrettanto valide sull’Appennino o in altre regioni. La decisione non dovrebbe basarsi solo sulla fama, ma su un’analisi pragmatica di fattori come altitudine, accessibilità, costi e servizi sportivi. Un dirigente oculato valuta il miglior rapporto qualità/prezzo per il proprio club.
Il Trentino-Alto Adige rimane la meta d’eccellenza, scelta dalla maggior parte delle squadre di Serie A per la qualità delle strutture ricettive, i campi da gioco perfetti e il clima ideale. Località come Andalo o Dimaro in Val di Sole offrono pacchetti “tutto compreso” per gruppi sportivi, con il vantaggio di un grande indotto calcistico che facilita la ricerca di sparring partner. Tuttavia, questa qualità ha un costo, che potrebbe non essere sostenibile per tutte le società dilettantistiche.
Esistono però alternative eccellenti. L’Altopiano di Asiago in Veneto offre un’altitudine perfetta (1000m) e un’atmosfera più tranquilla, ideale per la concentrazione, con costi generalmente più accessibili. Scendendo lungo lo stivale, il Sestola, sull’Appennino Modenese, si è affermato come una delle destinazioni low-cost più apprezzate, un’alternativa strategica per chi ha un budget limitato ma non vuole rinunciare ai benefici dell’allenamento in quota. Per chi cerca un’esperienza più “wild” e incentrata sul team building, il Parco Nazionale d’Abruzzo, con centri come Pescasseroli, offre scenari unici a costi contenuti.
La tabella seguente, elaborata sulla base di dati forniti da portali specializzati in ritiri sportivi, offre una comparazione utile per orientare la vostra scelta.
| Località | Altitudine | Profilo sportivo | Budget | Punti di forza |
|---|---|---|---|---|
| Andalo (TN) | 1000m | Calcio, basket, multisport | Medio | 25 min da autostrada, clima ventilato |
| Dimaro Val di Sole | 800m | Calcio professionistico | Medio-alto | Sede Napoli, molti sparring partner |
| Asiago | 1000m | Running, ciclismo | Accessibile | 7 Comuni, tranquillo |
| Sestola Appennino | 1020m | Calcio dilettanti | Low-cost | Alternativa economica alle Alpi |
| Pescasseroli Abruzzo | 1167m | Trail, team building | Low-cost | Parco Nazionale, ritiri ‘wild’ |
La location perfetta non è la più famosa, ma quella che meglio risponde alle esigenze tecniche ed economiche della vostra squadra, diventando il palcoscenico ideale per la vostra preparazione.
Da ricordare
- Il successo di un ritiro si fonda su dettagli logistici: la scelta strategica dell’altitudine (1000m) e la negoziazione di un menu sportivo ad hoc sono più importanti del lusso dell’hotel.
- La gestione del tempo è cruciale. Programmare lo svago serale con attività di gruppo (architettura del tempo libero) previene problemi disciplinari e rafforza la coesione.
- La trasparenza finanziaria è la chiave. Un budget chiaro e una divisione equa dei costi (società per la parte tecnica, giocatori per vitto/alloggio) evitano tensioni e costruiscono fiducia.
Come cementare il gruppo squadra attraverso attività di team building non convenzionali?
Il ritiro è l’occasione d’oro per “fare spogliatoio”. Tuttavia, limitarsi alla classica cena di gruppo o a una passeggiata non basta a creare un legame profondo. Per cementare veramente il gruppo, è necessario uscire dagli schemi e proporre attività di team building non convenzionali, che sfruttino il contesto unico della montagna per creare esperienze condivise memorabili. L’obiettivo è mettere i giocatori in situazioni nuove, dove la collaborazione e la comunicazione diventano necessarie per raggiungere un obiettivo comune, lontano dalla routine del campo da calcio.
L’idea vincente è attingere alla cultura e alle tradizioni del luogo che vi ospita. Questo non solo rende l’esperienza più autentica, ma permette anche ai giocatori di scoprire il territorio, arricchendo il ritiro dal punto di vista umano e culturale. Invece di un’attività generica, pensate a qualcosa che possa esistere solo lì, in quella valle, in quel momento. Questo crea un ricordo unico e potente, legato indissolubilmente a quella preparazione precampionato.
Ecco una lista di attività radicate nella cultura montana, capaci di trasformare una squadra in un gruppo coeso:
- Giornata in malga: Organizzare una visita a una malga locale per scoprire e partecipare alle fasi di produzione del formaggio. È un’esperienza pratica che insegna il valore del lavoro e della tradizione.
- Escursioni a tema: Invece di una semplice camminata, programmare un’escursione sui sentieri della Grande Guerra con una guida del C.A.I. (Club Alpino Italiano), per unire lo sforzo fisico a una profonda lezione di storia.
- Orienteering tattico: Creare una caccia al tesoro a squadre dove gli indizi per raggiungere i checkpoint sono legati alla storia del club o a schemi di gioco. Questo fonde l’aspetto ludico con quello tecnico.
- Immersione nelle tradizioni locali: Verificare il calendario degli eventi e partecipare attivamente a una sagra di paese, non come semplici turisti ma aiutando magari a montare uno stand, per un’autentica integrazione con la comunità ospitante.
- Workshop di cucina: Collaborare con un esperto locale per un breve corso di cucina con erbe spontanee alpine, concludendo con una cena preparata dai giocatori stessi.
Queste esperienze condivise fuori dal campo hanno un impatto fortissimo sulla dinamica di gruppo, come confermano le testimonianze di chi le ha vissute.
Fare squadra in trasferta è molto più facile e condividere gioie e dolori legati alla propria passione viene naturale.
– Stefano, Testimonianza società calcio amatoriale – IFE Sportland
Investire in queste attività significa investire nel “capitale umano” della squadra. I legami che si creano durante queste esperienze saranno la vera forza del gruppo nei momenti di difficoltà durante la stagione.