
La performance di un calciatore non dipende dai chili sollevati, ma dalla capacità del sistema nervoso di trasferire la forza in movimenti esplosivi e stabili in campo.
- L’allenamento funzionale, basato su esercizi monopodalici e di stabilità del core, è superiore alla forza bruta per prevenire infortuni e migliorare l’efficienza.
- La chiave è sincronizzare il lavoro in palestra con quello sul campo attraverso tecniche come il Potenziamento Post-Attivazione (PAP) e un corretto tapering pre-partita.
Raccomandazione: Abbandona la logica dell’ipertrofia estetica e adotta un approccio integrato che trasformi la forza in potenza specifica per il calcio, monitorando carichi e recupero.
Per ogni preparatore atletico, specialmente nel calcio dilettantistico, il dilemma è sempre lo stesso: come si può costruire un atleta più forte e potente in palestra senza presentarlo alla partita della domenica con le gambe “imballate”, lento e a rischio infortuni? La risposta tradizionale è spesso un compromesso insoddisfacente: carichi pesanti a inizio settimana e un vago “scarico” verso il venerdì. Questo approccio, basato su una visione datata della forza, ignora la specificità del modello prestativo del calcio, un mosaico complesso di accelerazioni, decelerazioni, cambi di direzione e salti.
L’ossessione per i massimali su esercizi come la leg press o lo squat a due gambe, tipica del bodybuilding, rischia di costruire una “forza inutile”, un motore potente montato su un telaio fragile. Aumenta la massa, ma non l’efficienza neuromuscolare. Il costo energetico della corsa aumenta, la coordinazione peggiora e, paradossalmente, la probabilità di subire lesioni muscolari come la pubalgia o stiramenti agli adduttori cresce. La vera sfida, quindi, non è semplicemente “fare più forza”.
E se la chiave non fosse nei chili sollevati, ma nel come il sistema nervoso impara a usarli? Questo articolo propone un cambio di paradigma. Si passerà dalla ricerca della forza massima a quella della forza funzionale: una forza trasferibile, che rende il giocatore più stabile negli uno contro uno, più esplosivo nei primi metri di scatto e più resistente ai traumi tipici di questo sport. Analizzeremo protocolli moderni per il core, strategie di potenziamento post-attivazione (PAP) per legare indissolubilmente palestra e campo, e metodi scientifici per gestire il carico e arrivare al fischio d’inizio al picco della forma.
Questo percorso ti fornirà gli strumenti per costruire un programma di potenziamento intelligente, specifico per il calcio e sostenibile, anche per una squadra di dilettanti che si allena la sera dopo una giornata di lavoro. Scopriremo insieme come trasformare la palestra da potenziale nemico della freschezza atletica a principale alleato della performance domenicale.
Sommario: Guida alla programmazione della forza funzionale per calciatori
- Perché il plank e gli esercizi monopodalici servono più della pressa a 200kg?
- Come rinforzare addominali e adduttori per evitare l’infortunio più fastidioso del calcio?
- Come allenare l’esplosività nei primi 5 metri per bruciare l’avversario sullo scatto?
- L’errore di allenarsi per l’estetica (bicipiti grossi) che rallenta i movimenti in campo
- Esercizi di trasformazione sul campo: scatti e cambi di direzione post-palestra
- Quando ridurre i pesi del 50% permette ai muscoli di supercompensare e crescere
- Come organizzare sedute atletiche specifiche per una squadra di dilettanti che si allena la sera?
- Come ridurre gli infortuni muscolari del 50% con un protocollo di prevenzione FIFA 11+?
Perché il plank e gli esercizi monopodalici servono più della pressa a 200kg?
L’immagine di un calciatore che spinge 200 kg alla leg press è potente, ma ingannevole. Nel calcio, quasi nessun movimento avviene su due piedi contemporaneamente, in un ambiente stabile e lungo un unico asse. La realtà del campo è fatta di scatti, contrasti e tiri eseguiti su una gamba sola, richiedendo una straordinaria capacità di stabilizzazione del core e dell’anca. Un plank ben eseguito non rinforza solo gli addominali, ma insegna al corpo a creare un “corsetto” rigido che trasferisce la forza dagli arti inferiori a quelli superiori, un meccanismo cruciale nel tiro o in un duello spalla a spalla. La forza sviluppata in modo isolato alla pressa non è facilmente trasferibile a questi contesti dinamici.
Gli esercizi monopodalici (su una gamba sola) come gli split squat bulgari o i single leg deadlift sono nettamente superiori perché mimano la biomeccanica del calcio. Allenano la forza, l’equilibrio e la propriocezione simultaneamente. Mentre una gamba produce forza per spingere, l’altra, insieme al core, lavora isometricamente per stabilizzare il bacino. Questo previene compensi dannosi e riduce il rischio di infortuni al ginocchio e all’anca. Infatti, secondo recenti studi, l’allenamento monopodalico aumenta del 70% la capacità di produrre forza in contesti instabili rispetto alla pressa bilaterale.
Costruire la performance su una base di forza funzionale significa dare priorità alla qualità del movimento piuttosto che al carico sollevato. Un atleta capace di eseguire un pistol squat perfetto è spesso più utile e meno fragile di uno che spinge carichi enormi ma non sa controllare il proprio corpo nello spazio. Ecco una progressione pratica per integrare questi concetti:
- Settimana 1-2: Bulgarian split squat con peso corporeo – 3×8 per gamba con focus eccentrico di 3 secondi
- Settimana 2-3: Step-up laterale con manubri leggeri – 3×10 enfatizzando la spinta del tallone
- Settimana 3-4: Single leg deadlift con kettlebell – 3×6 per stabilità caviglia e propriocezione
- Settimana 4+: Combinazione di tutti gli esercizi in circuito con 30 secondi di plank tra le stazioni
Sostituire una seduta di pressa con una sessione basata su questi principi non renderà i giocatori più deboli, ma li renderà più forti dove conta davvero: sul campo.
Come rinforzare addominali e adduttori per evitare l’infortunio più fastidioso del calcio?
La pubalgia, quella subdola e persistente infiammazione nella zona inguinale, è l’incubo di ogni calciatore e preparatore. Spesso attribuita a un generico “sovraccarico”, la sua causa principale risiede in uno squilibrio di forza tra i potenti muscoli addominali e gli adduttori. Durante un cambio di direzione o un tiro potente, gli addominali dovrebbero stabilizzare il bacino mentre gli adduttori generano forza. Se il core è debole, gli adduttori vanno in iper-lavoro, infiammando le inserzioni tendinee e creando il dolore pubico. L’approccio classico basato su infiniti crunch è del tutto inadeguato, poiché allena solo la parte superficiale dell’addome e in un unico piano di movimento.
La prevenzione efficace richiede un approccio mirato e integrato. L’esercizio chiave, validato da numerosi studi e adottato in ambito professionistico, è il Copenhagen Adduction Exercise. Questo esercizio, eseguito in plank laterale con una gamba sollevata su una panca, costringe gli adduttori a lavorare sia in fase concentrica (avvicinamento) che eccentrica (controllo), in sinergia con gli obliqui e il core per stabilizzare l’anca. È un esercizio che attacca direttamente la causa dello squilibrio.

La sua efficacia è dimostrata dai protocolli utilizzati ai massimi livelli, dove la prevenzione non è un’opzione ma una necessità. Un approccio strutturato può fare la differenza tra una stagione completa e mesi passati in infermeria.
Studio di caso: Protocollo anti-pubalgia adottato dai club di Serie A
I preparatori atletici dei principali club italiani hanno integrato il Copenhagen Adduction Exercise nei loro protocolli, registrando una riduzione del 40% degli infortuni agli adduttori in una singola stagione. Il programma, da integrare nel riscaldamento due volte a settimana, prevede una progressione di 12 settimane: le prime 4 si concentrano su tenute isometriche, le successive 4 introducono un lento controllo eccentrico e le ultime 4 implementano il movimento dinamico completo. Bastano 15 minuti per costruire una vera e propria armatura contro la pubalgia.
Integrare questo tipo di lavoro, insieme a esercizi anti-rotazionali per il core come il Pallof press, significa investire direttamente sulla disponibilità e sulla salute dei propri atleti per tutta la durata del campionato.
Come allenare l’esplosività nei primi 5 metri per bruciare l’avversario sullo scatto?
Nel calcio moderno, l’accelerazione sui primi metri è ciò che fa la differenza. Bruciare il diretto avversario per arrivare primi su una palla vagante o per creare superiorità numerica è una qualità decisiva. Questa capacità non dipende dalla velocità massima, ma da un mix esplosivo di forza, potenza e tecnica di spinta. L’allenamento tradizionale dello sprint in rettilineo non è sufficiente. Per massimizzare l’esplosività, è necessario scomporre il gesto e potenziarne ogni singola componente, applicando i principi della Force Vector Theory, ovvero allenare la forza nella direzione in cui deve essere applicata.
Il primo passo è insegnare al corpo l’angolo di spinta corretto. Durante l’accelerazione, il corpo deve proiettarsi in avanti con un’inclinazione di circa 45 gradi. Esercizi come i “wall drills” (spinte contro un muro) sono perfetti per far percepire questa posizione senza la complessità della corsa. Successivamente, si passa a lavori di partenza da diverse posizioni (in ginocchio, da seduto, di schiena) per forzare il sistema nervoso a reclutare quante più fibre muscolari possibili nel primo, singolo passo. Infine, si introduce una resistenza orizzontale, come traini con slitta (sled push) o elastici, con un carico leggero (10-20% del peso corporeo) per aumentare la forza specifica dell’accelerazione senza alterare la tecnica.
Studio di caso: Il programma di esplosività delle accademie giovanili italiane
Settori giovanili d’eccellenza come quello dell’Atalanta hanno rivoluzionato l’allenamento dell’accelerazione. Il loro protocollo, basato sulla Force Vector Theory, ha mostrato un miglioramento medio del 12% sui primi 5 metri in sole 8 settimane di preparazione. Il programma prevede una progressione che parte dai wall drills per l’inclinazione, passa a partenze da posizioni varie per l’attivazione neuromuscolare e culmina con sled push a carichi progressivi per lo sviluppo della potenza orizzontale.
Un protocollo settimanale può essere strutturato in modo progressivo per massimizzare i risultati, concentrandosi su un aspetto tecnico diverso in ogni blocco di lavoro. La costanza e la qualità esecutiva sono più importanti del volume.
- Settimana 1-2: Wall drills – 3×10 secondi per trovare l’angolo di spinta ottimale (45°).
- Settimana 3-4: Partenze da 3 punti – 5×5 metri con focus sul primo passo esplosivo.
- Settimana 5-6: Broad jumps (salti in lungo da fermo) seguiti da 10m di sprint per collegare forza e velocità.
- Settimana 7-8: Sled push o traino con elastico – 4x10m con resistenza leggera.
Integrare queste metodologie trasforma un generico allenamento di velocità in un programma chirurgico per la costruzione dell’esplosività, regalando ai giocatori quel mezzo secondo di vantaggio che decide le partite.
L’errore di allenarsi per l’estetica (bicipiti grossi) che rallenta i movimenti in campo
Uno degli errori più comuni e dannosi nella preparazione atletica del calciatore è confondere la forza funzionale con l’ipertrofia da bodybuilding. Un programma di allenamento focalizzato sull’aumento della massa muscolare fine a se stessa, con esercizi di isolamento come i curl per i bicipiti o le alzate laterali per le spalle, non solo è inutile, ma è controproducente. Un calciatore non è un culturista; il suo obiettivo non è l’apparenza estetica, ma l’efficienza del movimento. Ogni chilo di muscolo “in più”, se non funzionale al gesto atletico, diventa una zavorra da trasportare per 90 minuti.
Come sottolinea l’esperto Nicholas Rubini, preparatore atletico e docente di Strength & Conditioning:
Essere grossi da aperitivo in spiaggia non significa essere forti la domenica al campo. I moderni calciatori come Barella e Chiesa dimostrano potenza funzionale, non massa fine a se stessa.
– Nicholas Rubini, Preparatore Atletico e Docente Strength & Conditioning
Questa massa non funzionale ha un costo metabolico diretto. Studi sulla composizione corporea nei calciatori dimostrano che ogni chilogrammo di massa muscolare non funzionale aumenta del 3-5% il costo energetico della corsa, riducendo la resistenza e la lucidità nel finale di partita. Invece di dedicare tempo a esercizi per i “muscoli da specchio”, un preparatore moderno deve concentrarsi su movimenti multi-articolari che allenano catene cinetiche: hip thrust per la potenza dell’anca, trazioni per la forza della schiena utile nei duelli aerei, e esercizi per il core che stabilizzano l’intero sistema.

Il fisico del calciatore moderno è asciutto, potente e reattivo. L’allenamento della forza deve servire a migliorare la capacità di esprimere potenza in tempi brevissimi (esplosività), a stabilizzare le articolazioni durante i cambi di direzione e a resistere ai contatti. Un bicipite più grosso non contribuisce a nessuno di questi obiettivi. Al contrario, un eccesso di ipertrofia nell’upper body può irrigidire il movimento di corsa e alterarne la biomeccanica.
La vera forza di un calciatore si vede nella rapidità con cui si rialza dopo un contrasto o nella potenza di un tiro scoccato in equilibrio precario, non nella circonferenza delle sue braccia.
Esercizi di trasformazione sul campo: scatti e cambi di direzione post-palestra
Il Santo Graal della preparazione atletica è la trasferibilità: come trasformare la forza costruita in palestra in un gesto atletico più potente sul campo. Sollevare 150 kg di squat è inutile se poi il giocatore non è più veloce o non salta più in alto. Il ponte scientifico che collega questi due mondi si chiama Potenziamento Post-Attivazione (PAP). Il principio è semplice: eseguire un esercizio di forza massimale o sub-massimale (es. squat pesante) “accende” il sistema nervoso, aumentando la sua capacità di reclutare fibre muscolari. Se, dopo un breve recupero (3-5 minuti), si esegue un movimento esplosivo simile (es. uno scatto o un balzo), la performance in quest’ultimo sarà potenziata.
Per un preparatore, questo significa strutturare la seduta in modo da creare delle “coppie vincenti”: un esercizio di forza pesante in palestra, seguito da un breve recupero e poi da un esercizio pliometrico o di sprint direttamente sul campo. Questo non solo migliora la prestazione nel lungo periodo, ma insegna al sistema nervoso del giocatore a utilizzare immediatamente la forza appena sviluppata in un contesto specifico per il calcio. Ad esempio, dopo una serie pesante di hip thrust, che potenzia l’estensione dell’anca, eseguire dei balzi su un box allenerà il cervello a convertire quella forza in un’esplosività verticale, utile nei colpi di testa.
La tabella seguente mostra alcune coppie vincenti che un preparatore può utilizzare per applicare il principio del PAP, trasformando la forza in potenza specifica. I carichi in palestra devono essere elevati (intorno all’80-90% del massimale) e le ripetizioni basse (3-5), con focus sulla massima velocità esecutiva.
| Esercizio Palestra | Pausa | Esercizio Campo | Beneficio Specifico |
|---|---|---|---|
| 3×3 Hip Thrust pesanti | 5 min | 4×3 balzi su box | Esplosività orizzontale |
| 3×5 Squat 80% 1RM | 5 min | 4x20m scatti da fermo | Accelerazione iniziale |
| 3×4 Trap Bar Deadlift | 4 min | 3x T-test | Cambio direzione |
| 3×6 Split Squat pesanti | 5 min | 5x shuttle run 5-10-5 | Decelerazione controllata |
Questo approccio integrato rompe la barriera tra “lavoro a secco” e “lavoro tecnico”, creando un’unica seduta di allenamento in cui la forza non è il fine, ma il mezzo per una performance superiore sul campo.
Quando ridurre i pesi del 50% permette ai muscoli di supercompensare e crescere
Nel mondo dell’allenamento, vige il dogma del “più è meglio”: più carico, più volume, più intensità. Tuttavia, per un calciatore, l’elemento più importante per la performance non è l’allenamento stesso, ma l’adattamento che ne consegue. Questo processo, noto come supercompensazione, può avvenire solo se al corpo viene concesso il tempo e le condizioni per recuperare e ricostruire i tessuti più forti di prima. Un allenamento incessante senza adeguate fasi di scarico porta inevitabilmente a un plateau, a un calo della performance e, nel peggiore dei casi, a infortuni da sovraccarico. Il tapering, ovvero la riduzione strategica del volume e dell’intensità dell’allenamento prima della competizione, è la scienza che permette di arrivare alla domenica al picco della forma.
L’errore comune è smettere completamente di allenarsi o fare uno scarico troppo drastico. Il sistema nervoso, privato di stimoli, diventa “pigro” e meno reattivo. Un tapering efficace non significa non fare nulla, ma fare meno e meglio. Nella settimana che precede la partita, il volume (numero di serie e ripetizioni) e l’intensità (carico) devono essere progressivamente ridotti. Ad esempio, il lunedì si può svolgere l’ultima seduta pesante, ma già dal martedì o mercoledì il carico dovrebbe scendere al 50-60% del massimale, con un focus maniacale sulla velocità e la qualità esecutiva del gesto. Questo mantiene il sistema nervoso “acceso” e reattivo, senza accumulare fatica muscolare.
Studio di caso: Monitoraggio della fatica con il test del salto verticale
Come capire quando è il momento di scaricare? Uno studio condotto su 50 calciatori dilettanti italiani ha utilizzato semplici app per smartphone per misurare quotidianamente l’altezza del salto verticale (Countermovement Jump). I dati hanno rivelato che un calo superiore al 10% nella performance di salto per due giorni consecutivi prediceva un aumento del rischio di infortuni del 65% nella settimana successiva. L’introduzione di una settimana di scarico programmata ogni 3-4 settimane, guidata da questi dati, ha portato a una riduzione del 35% degli infortuni muscolari nel corso della stagione.
Per un preparatore di una squadra dilettantistica, dove il monitoraggio avanzato è difficile, seguire un protocollo di tapering standardizzato è un’ottima strategia per garantire freschezza atletica la domenica.
Il tuo piano d’azione: Schema di tapering settimanale pre-partita
- Lunedì: Esegui l’ultimo allenamento di forza pesante della settimana, con carichi intorno al 75-80% del massimale.
- Martedì: Riduci il carico al 60% e concentra l’attenzione sulla velocità esecutiva (es. 3 serie da 5 ripetizioni esplosive).
- Mercoledì: Dedica la seduta esclusivamente alla mobilità articolare e al recupero attivo, utilizzando foam roller e stretching dinamico (20 minuti).
- Giovedì: Esegui un’attivazione tecnica con carichi molto leggeri (50% o meno), focalizzandoti sulla perfezione del gesto (es. 2 serie da 3 ripetizioni).
- Venerdì/Sabato: Programma riposo completo o una brevissima attivazione neuromuscolare (10 minuti con elastici) il giorno prima della partita per mantenere il sistema nervoso reattivo.
Ridurre i pesi al momento giusto non è un segno di debolezza, ma la massima espressione di una programmazione intelligente, finalizzata a far brillare gli atleti quando conta di più.
Come organizzare sedute atletiche specifiche per una squadra di dilettanti che si allena la sera?
La sfida più grande per un preparatore nel calcio dilettantistico non è la mancanza di talento, ma la gestione del contesto: giocatori che arrivano al campo dopo otto ore di lavoro, stanchi mentalmente e fisicamente, con poco tempo a disposizione. In questo scenario, proporre un allenamento voluminoso e generico è la ricetta per il disastro. La chiave è la massima efficienza: ogni minuto speso sul campo deve avere uno scopo preciso e contribuire a più obiettivi contemporaneamente. L’allenamento non può essere una semplice aggiunta alla seduta tecnica, ma deve essere integrato in essa.
Il primo passo è ottimizzare il riscaldamento. Abbandonare la classica corsetta blanda e gli esercizi di stretching statico è d’obbligo. Un riscaldamento moderno deve preparare al movimento, non solo aumentare la temperatura corporea. Come suggerisce l’allenatore Luciano La Camera, un approccio efficace è il modello R.A.M.P. (Raise, Activate, Mobilise, Potentiate). Si inizia con una fase di aumento della frequenza cardiaca (Raise), si prosegue con l’attivazione di muscoli chiave come core e glutei (Activate), si continua con la mobilità dinamica delle articolazioni (Mobilise) e si conclude con esercizi che preparano il sistema nervoso all’intensità della seduta (Potentiate), come brevi scatti o balzi.
I giocatori arrivano stanchi dal lavoro. Un riscaldamento modello R.A.M.P. che integri elementi FIFA 11+ garantisce attivazione neuromuscolare e prevenzione in soli 15 minuti.
– Luciano La Camera, Allenatore UEFA B – TopAllenatori
Il secondo principio è l’integrazione. Invece di una lunga e noiosa parte atletica a secco, gli stimoli possono essere inseriti all’interno delle esercitazioni con la palla. Ad esempio, tra le ripetizioni di un possesso palla, si possono inserire 30 secondi di un esercizio di forza funzionale a corpo libero (es. plank, affondi). Oppure, un’esercitazione sui tiri in porta può essere preceduta da un lavoro pliometrico (es. 3 drop jumps da un gradino) per sfruttare il principio del PAP. In questo modo, il condizionamento fisico avviene in un contesto specifico e motivante, e il tempo della seduta viene massimizzato. La programmazione settimanale deve essere ondulata: una seduta più orientata alla forza e una più orientata alla velocità/agilità, sempre tenendo conto della vicinanza della partita.
L’obiettivo non è allenarli di più, ma allenarli meglio, trasformando i vincoli di tempo e stanchezza in un’opportunità per una programmazione più intelligente e mirata.
Da ricordare
- Funzionalità prima dell’estetica: La vera forza si misura dalla sua trasferibilità in campo. Esercizi monopodalici e per il core sono più importanti della massa muscolare isolata.
- Sincronizzazione palestra-campo: Utilizza il Potenziamento Post-Attivazione (PAP) per creare un ponte diretto tra la forza sviluppata e la sua espressione esplosiva nel gesto tecnico.
- Il recupero è allenamento: Una gestione scientifica del tapering e dello scarico è fondamentale per arrivare alla partita al picco della forma e ridurre drasticamente il rischio di infortuni.
Come ridurre gli infortuni muscolari del 50% con un protocollo di prevenzione FIFA 11+?
Nel calcio, il miglior acquisto che una società possa fare è mantenere sani i propri giocatori per tutta la stagione. Gli infortuni, specialmente quelli muscolari non da contatto, sono spesso il risultato di deficit di forza, controllo motorio e preparazione inadeguata. Fortunatamente, esiste uno strumento di prevenzione scientificamente validato, gratuito e di facile implementazione: il protocollo FIFA 11+. Si tratta di un programma di riscaldamento completo, della durata di circa 20 minuti, progettato specificamente per ridurre l’incidenza degli infortuni più comuni nel calcio.
L’efficacia del FIFA 11+ non è un’opinione, ma un dato di fatto supportato da un’enorme mole di ricerca. Studi clinici internazionali hanno dimostrato che la sua adozione costante riduce l’incidenza degli infortuni del 30-50% e, aspetto ancora più cruciale, può dimezzare il rischio di lesioni gravi come la rottura del legamento crociato anteriore (LCA). Il protocollo è diviso in tre parti: una serie di esercizi di corsa a bassa intensità, un blocco di sei esercizi focalizzati su forza, pliometria ed equilibrio (come plank, affondi e Nordic Hamstring Curl), e una parte finale con esercizi di corsa a maggiore intensità che simulano i movimenti di gioco.
La sua genialità sta nel fatto che non è un “extra” da aggiungere alla seduta, ma sostituisce completamente il riscaldamento tradizionale. Per un preparatore di una squadra dilettantistica, questo significa poter implementare un programma di prevenzione d’élite senza aggiungere un minuto al tempo totale dell’allenamento. La chiave è la costanza: il protocollo deve essere eseguito almeno due volte a settimana per produrre effetti significativi. La sua struttura permette anche una facile personalizzazione in base alle esigenze della squadra e al giorno della settimana.
Ecco un esempio pratico di come integrare il FIFA 11+ nella settimana tipo, modulandone le parti per ottimizzare lo stimolo e il recupero:
- Martedì (seduta principale): Eseguire la Parte 1 (corsa) e la Parte 2 completa (forza, pliometria, equilibrio). Durata totale: 20 minuti.
- Giovedì (seduta di rifinitura): Eseguire la Parte 1 (corsa) e la Parte 3 (corsa avanzata), per un focus sulla reattività senza affaticare. Durata totale: 15 minuti.
- Domenica (pre-partita): Utilizzare solo la Parte 1 come attivazione neuromuscolare. Durata totale: 8-10 minuti.
Implementare il FIFA 11+ non è solo una buona pratica: è una decisione strategica che può determinare il successo di un’intera stagione, garantendo al tecnico la massima disponibilità della rosa.